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sabato 8 febbraio 2014

SABATO POMERIGGIO


Un segno dell'invecchiamento è sicuramente quello di andare a farsi la "messa in piega" il sabato pomeriggio ma inutile negare l'inevitabile.
Dalla parrucchiera tipicamente leggi cose sugosissime, oggi per esempio sono preparatissima su Corinne Clary che riprende il suo "toy boy", su Balotelli che riconosce la figlia Pia e su Lapo Elkann che molla la fidanzata israeliana. Nel frattempo Romina, la parrucchiera che mia madre si ostina a chiamare la "rumena", mi ha fatto una pettinatura alla Nicoletta Orsomando anni 70. E così', bellissima, cotonata e boccoluta sono tornata a casa sotto una tormenta di pioggia, mi sono rimessa la tuta e ora sono seduta sulla sedia sdraio da giardino che sostituisce temporaneamente il divano preso a rate che arriverà tra 45 giorni ... e se mi giro sulla sinistra vedo una testa monda su un'altra sedia sdraio, con un plaid sulle ginocchia, che mi sembra di conoscere (la testa monda non il plaid) e che sta guardando un'improbabile partita di football americano ma che tra 30 minuti circa russerà (la testa monda, non la partita di football ... ho sempre avuto difficoltà con soggetto predicato e complemento")

martedì 24 aprile 2012

La moglie del pescatore


Ci siamo ... siamo a pochi giorni dall'apertura della stagione estiva e .....

Quando mi sono messa con mio marito avevamo 18 anni. Era un sabato pomeriggio. Mi avvertì subito che la domenica non ci saremmo potuti vedere perchè apriva la stagione di pesca e lui alle 3 del mattino sarebbe stato sul gretto del fiume per trovare la posizione migliore.

Sono passati oltre 26 anni e due sere fa mi inseguiva per casa con un pescetto di plastica tutto entusiasta, con gli occhi che gli brillavano per mostrarmi quel “capolavoro” incredulo del fatto che non provassi il suo stesso entusiasmo per “quell’opera d’arte”.

Cosa vuol dire essere la moglie (o il cadavere di prua come spesso mi definisce mio marito per la mia posizione plastica e orizzontale a bordo) di un malato di pesca?

Vuol dire avere canne da pesca sparse in tutta la casa soprattutto in salotto, vuol dire ritrovarsi una sera con un frigo enorme della Sammontana che occupa tutto il garage con la scusa che è per i nostri gelati, vuol dire essere a passeggiare la domenica pomeriggio per Lerici con un’amica e dover scappare al Pronto Soccorso dove c’è lui, vestito come un barbone, con un amo infilzato nel dito, vuol dire avere riviste di pesca ovunque soprattutto in bagno (e non conciliano per nulla!), vuol dire avere la Tv accesa su caccia e pesca e quando si rivede per la terza volta lo stesso documentario sul tonno sperare di gusto che questa volta lo perdano. Vuol dire consolarsi quando vedi i suoi amici fissati quanto lo è lui, vederlo felice se a Natale gli regali qualcosa che non sai nemmeno descrivere, vederlo tornare a casa orgoglioso con i jeans macchiati di sangue, convivere con una borsa frigo verde e uno zaino rosso ormai suoi compagni inseparabili (il pescatore è molto superstizioso!), salire in macchina e sentire puzza di sarda e lui che la sniffa beato o aprire il frigo e trovare delle esche proprio lì , vicino al tuo yougurt.

Essere moglie di un pescatore vuol dire vederlo crollare dal sonno il sabato sera alle 9 dopo 12 ore di pesca.

Però essere moglie di un “pescatore” vuole anche un po’ dire essere moglie di un poeta, imparare ad amare il mare con i suoi rumori e i suoi silenzi, vedere la gioia che si prova a tirare su un pesce e l’altrettanta gioia che si prova a vederlo rilasciare ed andare libero dopo un “guarda come è bello”, vedere lo spettacolo dei delfini che ti accompagnano durante il tragitto, vedere i suoi occhi che si illuminano quando vede sulle previsioni meteo i pochi centimentri d’onda previsti per il fine settimana.

Ma essere moglie di un pescatore vuole soprattutto dire poter rispondere dopo l’ennesimo acquisto di un paio di stivali “costano meno della tua ultima canna!”